Il mare di Scopello, di fianco alla Riserva Naturale dello Zingaro e vicino San Vito lo Capo

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Alla tonnara di Scopello, esempio eccelso di archeologia industriale

Tonnara di Scopello
Scopello (TP) è un bellissimo borgo marinaro sorto attorno ad un baglio settecentesco che si affaccia sulla piazza centrale del paese. Dalle limpide acque del suo mare, si elevano irti e ricoperti di vegetazione i Faraglioni, proprio di fronte alla splendida insenatura dove si trova l'omonima tonnara. Quest'ultima è sovrastata, in un bellissimo scenario di mare e rocce, da due torri, una ubicata su un piccolo promontorio, risalente alla fine del 1500 e progettata dall'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani , l'altra, duecentesca, di cui rimangono pochi ruderi, abbarbicata ad un'aspra roccia. Inutilizzata ormai da diversi anni, la tonnara è testimonianza di un'attività un tempo fiorente che ha origini molto antiche. Nel territorio di Scopello infatti, sorgeva la mitica città di Cetaria , citata nelle opere del geografo greco Tolomeo e dello scrittore latino Plinio per l'eccezionale abbondanza di tonni esistente nel suo mare. Furono gli arabi che chiamarono quel sito Iscubul e ristrutturarono la tonnara, una volta distrutta la città di Cetaria.
Il primo documento in cui la tonnara viene ufficialmente citata però, risale al XV secolo. Nel 1560 divenne proprietà dei Gesuiti , ma dopo il decreto del 17 giugno del 1860 di Giuseppe Garibaldi che sciolse il suddetto ordine, tornò di proprietà del Demanio del nuovo Regno di Italia. Venne venduta in un asta pubblica ad un certo F. Incagnone nel 1874.

Oggi è di proprietà degli eredi Florio ma, come abbiamo già detto, non è più in attività perché la pesca del tonno in questa zona non è più economicamente vantaggiosa ma rimane pur sempre un mirabile esempio di archeologia industriale. Tutto infatti, è rimasto efficiente come un tempo dal complesso ai magazzini, al baglio ed alle abitazioni, alle barche ed alle reti. Queste ultime venivano ancorate ad una profondità di 34 canne, cioè circa 58 metri.
La mattanza iniziava ad Aprile e terminava il giorno di S.Pietro cioè il 29 Giugno. Nel Golfo di Castellammare esistevano ben quattro tonnare che ai tempi davano lavoro a circa 300 operai. Ogni anno venivano pescati in media 6 mila tonni .

La tonnara di Scopello, come quella di Castellammare, era una tonnara di "corsu" o "tunnara a lu ddrittu" , in quanto aveva come scopo di catturare i tonni provenienti da levante che, nei mesi di Aprile-Giugno, procedevano lungo la costa per depositare le uova. Le tonnare di "ritornu" invece, pescavano nei mesi di Luglio e Agosto, quando i tonni avevano già deposto le uova. Un complesso di reti sbarravano, in posti precisi della costa il passaggio ai tonni che in quelle acque arrivavano per depositare le uova e riprodursi. In tale sbarramento si potevano distinguere due parti: la "cura" (coda) o costa o pedale e "l'isula" . Il primo aveva una lunghezza di 1200 metri circa ed era posto in direzione nord, nord.est perpendicolarmente all'isola. I tonni così risalivano le reti del "pedale" fino all'"isola", dove entravano nella "bocca" , un apposita apertura dalla quale passavano da una "camera" all'altra fino ad arrivare in quella dove avveniva la "mattanza" cioè l'uccisione. Man mano che i tonni procedevano nelle varie "camere", la loro presenza veniva segnalata dai marinai di guardia e dalle vibrazioni di apposite lenze verticali. Arrivati nella "camera della morte" i marinai iniziavano a sollevare il "coppo" cioè la grande rete di fondo. I tonni spinti così, in superficie dal graduale alzarsi della rete di fondo e intrappolati venivano agganciati dai marinai provvisti di "uncini" , arpioni e "crocchi" e issati a bordo delle barche dove morivano asfissiati.
A giuidare la mattanza era il rais e i marinai durante le varie fasi della pesca intonavano dei canti detti "cialome" , con lo scopo di sincronizzare i movimenti collettivi ed accrescere la loro resistenza alla fatica.

La Tonnara di Scopello, una delle più antiche della Sicilia

 

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